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A REDIPUGLIA, SOTTO LA PIOGGIA
di Roberto Padovan
Croce di ferro arrugginita
sfinita giornata d'acqua
sulle zolle d'asfalto
e sui cippi di piombo
spargo milioni di semi
che non attecchiscono
mi punge la pioggia
penetra la corazza
del mio soprabito nero
dilava le trincee
vuote di carne e di pianto
azzanna la ferrovia
e l'improbabile nemico
che cova le sue uova esplosive
in qualche umido recesso del Carso.
Marciscono le corone della Repubblica
a contatto con le ossa dei morti
marcisce il frutto del peccato
sotto montagne di spazzatura
residuati bellici ancora da disinnescare
intralciano il passo verso la cima
il filo spinato delle nuvole grigie
si stende
delimitando il campo di battaglia
e le fosse già scavate
e pronte all'uso.
A Redipuglia, sotto la pioggia
si appannano i fiati
si stingono i capelli
si piegano i ginocchi
il silenzio incombe
nelle vesti di una colomba assassina
pronta a divorarci gli occhi
dopo averli strappati dalle orbite
con gli artigli tenaci
e il cuore aderente.
Il potente diluvio
diluisce il tempo in semplici battiti
grondano i reticolati e le granate
stillano i cannoni puntati
e una grande folla di elmetti
sgocciolano sangue e fango
e una grande folla di facce
si lavano le ferite
le mani ai fucili
l'assalto si consuma
tra grida afone e comandi sussurrati
un improbabile amico
frena l'acquazzone
senza chiedere niente in cambio
presto farà notte
sulle croci allineate.
( da INCENDI DOLOSI, 1997)
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