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A mia madre
di Paolo Panattoni

Pavida, mano tiepida accenni
solerte alla sera la fine della noia.
Rassetti nei respiri lunghi affanni
e navighi con fatica spazi angusti

Temi la lunga notte che un tempo sfidavi
inverno ricama cristalli di morte nel cuore
frughi la casa spoglia d'affetti e mesta
coltivi ricordi dilatati nel buio agro

Sono stagni gli occhi ove le tue saline lacrime raccogli
ed il silnzio ogni sera ti uccide parole
con le palme ruvide raccogli il tuo viso
vinto dal sonno che ha bruciato il tuo giorno.

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